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La
storia della Futa Fin dalla antichita' e
soprattutto in epoca romana esistevano
collegamenti tra Bologna ed i vicine
centri sulla via Emilia con la Toscana,
dei quali si ricorda l'importante via
"Flaminia minore".
La controversa attribuzione e
localizzazione di questi tracciati ha
aperto un ampio dibattito tra gli
studiosi. Anche per la valle del Savena si
e' indagata l'ipotesi di un tracciato
romano risalente la sinistra del torrente
verso il crinale appenninico.
Originariamente la direttrice alla
sinistra del Savena aveva il suo centro
principale a Brento, sotto il Monte Adone,
toccando le localita' di Iola, Sesto,
Brento, Monterumici, Monzuno, MonteVenere,
Trassasso, Montefredente, Monte Bastione,
Bruscoli, per poi passare l'Alto Appennino
dal Passo dello Stale poco piu' a nord
dell'odierno Passo della Futa. Distrutto
Brento (antico centro vescovile) e
decaduto Monzuno (sede dei Conti di
Monzuno che possedevano l'alta valle del
Savena, dove esisteva gia' nel XI sec. un
ospedale per alloggiare ammalati e
pellegrini) si affermo', dopo il Mille la
strada lungo il crinale destro, che
seguiva di massima l'attuale percorso
della statale della Futa.
E' solo in epoca medievale infatti che e'
testimoniato il percorso corrispondente
alla direttrice della Futa. A partire da
questo periodo essa ha trovato ragione di
essere in una serie di motivazioni quali i
transiti commerciali, il circuito del
Grand Tour, le percorrenze della fede, su
cui si e' fondato non solo il rapporto tra
i due straordinari centri di Bologna e
Firenze ma anche tra questi, Roma e
l'Europa.
Solo dopo il Mille si hanno notizie di
centri importanti sulla destra del Savena
(San Ruffillo, Pianoro e Loiano). Per
Loiano la piu' antica notizia risale al
1180. La strada nel corso del XII sec.
viene detta "montanara" e verso
la fine dello stesso secolo viene
denominta "Strata qua itur Florenciam",
"Strata Florencie".
Si puo' presumere dunque che nel XII sec.
sia avvenuto lo spostamento definitivo
della Bologna-Firenze dalla sinistra alla
destra del Savena, lasciando fuori Monzuno,
Brento e toccando invece Pianoro, Guarda,
Sabbioni, Loiano, Roncastaldo,
Scaricalasino (Monghidoro), il Passo della
Raticosa, Pietramala, posta gia' in
territotio toscano.
Il cambiamento di tracciato si spiega con
il progressivo sviluppo dei nuovi paesi
toccati dalla strada : Loiano diviene
presto un'importante centro commerciale e
amministrativo da centro feudale matildico,
diviene sede di vicario, nel borgo della
Fratta nei pressi di Loiano si teneva un
mercato fiorentissimoBarbarolo fu centro
religioso pievano con giurisdizione nelle
colline dell'Idice e del Savena.
Finita l'epoca delle invasioni barbariche
e del predominio Longobardo nel Nord
Italia, si crea una situazione favorevole
all'incremento del traffico fra Bologna e
Firenze dovuta principalmente
all'estensione della potente familglia
degli Ubaldini che estese il suo potere
nei territori tra le due citta' stimolando
un accordo con il comune toscano affinche'
fosse tutelato ufficialmente il transito
commerciale sulla via della Futa.
Dalla seconda meta' del XIII sec. si fa
menzione direttamente "strada per la
quale si va a Firenze... e che porta a
Bologna" in vari itinerari
dell'epoca, negli "Annales Stadenses",
in Statuti, Deliberazioni consiliari e
Convenzioni fra i due comuni.
In questo quadro politico Scaricalasino
diviene un centro di notevole importanza
strategica e mercantile, infatti nel 1246
il comune di Bologna vi costruisce il
castello-fortezza a difesa del territorio
presso il confine toscano e diventa sede
delle podesteria e del capitanato.
Il tratto tra Loiano e Monghidoro e' cosi'
riportato in un do*****ento del XIII sec.
: "da Loiano alla Fratta, passato il
poste sul fosso omonimo, la strada
scendeva verso Roncastaldo, passava il rio
dell'Ospitale di questo centro e poi
attraverso il ponte della Rovina saliva
per il rio Clagani, il rivum de Bixis,
ponte de Marchis (forse le attuali Ca' de'
Marchi), Pontexellum, Laghi Bondi fino a
Monghidoro. Da Pietramala invece la strada
si dirigeva a Firenze passando per le
Valli, Cornacchiaia, varcando per la
Bruciata il M. Castel Guerrino,
Sant'Agata, Montaccianico. Solo nel
1361Firenze aprira' un nuovo valico per il
Gioco di Scarperia.
Lungo la strada della Futa, in occasione
del giubileo del 1300 indetto da Bonifacio
VIII, vi fu un cospicuo passaggio di
pellegrini provenienti dall'Europa
settentrionale diretti a Roma; la strada
per questa occasione viene definita
"romea".
La maggiore attenzione verso questo
percorso e' testimoniata anche dalla
"Riformagione" del 19 ottobre
1300, il primo importante e organico
do*****ento sulla necessita' di impostare
un programma di lavori di manutenzione
della strada da Pianoro a Pietramala. La
rinascita delle citta' e la crescita del
potere comunale, apri' una fase di
conquista dell'Appennino da parte dei
centri della pianura bolognese e del
bacino toscano, che si concluse, nel XIV
sec., con l'affermarsi della dominazione
di Bologna (Papato) e di Firenze (Medici).
Nel Quattrocento il confino tra Bologna e
Firenze viene fissato definitivamente sul
rio Rosignolo o rio dei Confini. Il
congresso di Bologna del 1529 segna
l'inizio di un periodo di stabilita'
politica che durera' per circa un secolo e
mezzo. Finiti gli avvenimenti di grande
rilievo la strada viene usata per il
collegamento ordinario fra le due citta'.
Iniziano a moltiplicarsi i diari di
viaggio e le lettere che descrivono le
difficolta', le scomodita' e l'asprezza
del tratto montano. L'esistenza di vari ed
efficenti servizi lungo il percorso
rendeva solo in parte piu' agevole il
transito. A Pianoro, Loiano, Anconella e
Scaricalasino, vi erano punti di ristoro,
"hospitalia", e stazioni di
posta per il cambio dei cavalli. Il
regolare e inteso uso della strada
evidenzio' sempre i problemi della sua
manutenzione. Gia' dal XVI sec. questa
veniva affidata dall' "Assunteria di
Governo" allevarie Comunita'
interessate, incaricate di svolgere
sopraluoghi e stendere relazioni, mentre
nel secolo successivo le Comunita'
finanziavano i lavori che venivano
affidati ad un impresario tramite appalto.
Nel 1531 viene eseguita la prima
importante variante della strada : nel
tratto Fratta-Monghidoro si sposta verso
il crinale a ricercare un terreno piu'
solido.
Cambiamenti di particolare rilievo non si
registrano fino al XVII sec. quando si
comincia ad attuare interventi
migliorativi coordinati dall' "Assunteria
della strada Toscana" (1626) che
trasforma una semplice mulattiera in una
strada carozzabile.
Le condizioni generali della viabilita'
montana rimangono pessime nel periodo
invernale, raramente i valichi erano
transitabili proprio a causa
dell'altitudine a cui la strada si spinge
per aggirare gli ostacoli naturali e anche
le strade di fondovalle con le piene
primaverili erano difficilmente
percorribili. A quest'epoca la via (larga
4-5 piedi; 1 piede = 38 cm.) risulta
selciata ma molto faticosa da percorrere,
nei tratti pianeggianti era inghiaiata con
ghiaia minuta e nei tratti di forte
pendenza e di attraversamento di abitati,
massicciata e inghiaiata. A fine secolo,
con vari lavori di risistemazione, viene
ad avere una larghezza media di 14-18
piedi. fra il 1715 el il 1717 viene
nuovamente ristrutturata e allargata da
renderla percorribile a due ruote, ma la
strada Toscana fino alla prima meta' del
Settecento era carraggiabile nella bella
stagione fino a Pianoro, dopo era
"strada per bestie da sella e per
carretti". Nella meta' del settecento
la direttrice Futa viene trasformata in
strada carrozzabile per iniziativa lorense
(per facilitare le comunicazioni tra
Vienna e Firenze). Il ministro De
Rihecourt el il soprintendente alle strade
Filippo Guadagni progettano nel 1747 il
nouvo tracciato, piu' alto rispetto al
precedente ma piu' breve.
Tranne alcune varianti limitate alla
correzione di tratti franosi, i
cambiamenti importanti furono :
l'abbandono del Passo del Giogo per quello
lievemente piu' alto della Futa,
l'esclusione dell'Anconella e del vecchio
tracciato con il nuovo percorso tra Guarda
e Sabbioni a levante del Monte Castellari.
Con i lavori si rinnovarono anche i
fabbricati delle dogane dell'una e
dall'altra parte di confine.
Dal 1764 la strada della Futa puo' essere
considerata propriamente una strada
transappenninica e di interesse nazionale,
percorribile in un solo giorno. Il viaggio
tra Bologna e Firenze richiedeva dalle 12
alle 15 ore, secondo la condizione della
strada. All'inizio del periodo napoleonico
la direttrice viene inserita nella strada
imperiale n. 6 che da Parigi andava a Roma
e a Napoli (1811) e quindi tenuta in
efficenza a spese del Tesoro pubblico.
Finito il potere napoleonico e
ristabilita' la sovranita del Papa a
Bologna, la strada viene inserita fra le
regie postali : "regie erano
anzitutto le strade classificate postali,
nelle quali lo Stato assicurava il cambio
dei cavalli e il servizio dei viaggiatori
in luoghi prestabiliti". Lo Stato
Pontificio assicurava la manutenzione e il
miglioramento della strada; questa
esigenza di efficenza si scontrava pero'
con una realta' fatta di mancanza di
fondi, per dui di fatto la strada rimase
per lungo tempo senza manutenzione.
Significativa fu la variante disegnata
dall'Ing. Stagni e Ing. Berti e portata a
termine negli anni 1817-1820, detta
impropriamnete "taglio di
Napoleone", che eliminava un ampio
tratto di strada che attraversava piu' a
valle il Rio Livergnano sotto la Chiesa e
risaliva all'attuale strada nel borgo a
sud dell'osteria di Poggiali.
L'Unita' d'Italia pèorto' ulteriori
miglioramenti alla percorribilità della
strada per l'eliminazione delle frontiere
e degli sbarramenti doganali, ma le
difficolta' oggettive del percorso
caratterizzato da forti pendenze e passi
pericolosi che richiedevano una continua
manutenzione, non furono del tutto
eliminate.
Per quasi tutto il corso dell'Ottocento,
la strada rimase quella della
ristrutturazione settecentesca. Solo fra
il 1888 e il 1922 furono apportate
modifiche al tracciato per le nuove
esigenze di percorribilita' dettate dai
moderni mezzi di trasporto. Vennero
abbandonati i tratti di cresta a piu'
forte pendenza e sostituiti da altri
aperti lungo i contrafforti immediatamente
sottostanti . Alcune notevoli variazioni
altimetriche furono abolite con un altro
tracciato che partendo da Ca' di Fino
lasciava fuori le salite per La Guarda e
arrivava a Sabbioni per Casoni e Scope;
questa variante fu detta di Barbarolo e
realizzata tra il 1884 e il 1889.
Fin dal 1891 Loiano chiese la correzione
del tratto Sabbioni-Loiano, perche' il
tratto di strada a Sant'Antonio e a Calata
aveva ristrettezze nelle risvolte e forti
pendenze di oltre il 13%. In previsione
anche del traffico automobilistico il
progetto prevedeva pendenze non superiori
al 3,5% e una larghezza di 8 metri,
modificata in 7 metri con pendenze non
superiori al 5%. Questa variazione di
circa 4 Km ha due viadotti per
l'attraversamento di Sant'Antonio e Sponga:
con questa correzione il tratto di strada
che era sul versante dello Zena venne a
trovarsi su quello del Savena. La variante
fu compiuta tra il 1906 e il 1910; il
vecchio tracciato e' indicato ancora oggi
come via Napoleonica. E' da ricordare la
variante (1921-1930) Ca' di Cavicchio-Ca'
di Sertino, la nuova Loiano-Monghidoro,
che abbandono' il cinquecentesco percorso
di Madonna dei Boschi.
Nel 1944-'45, a causa delle operazioni
belliche connesse allo sfondamento della
Linea Gotica, vennero colpiti
irrimediabilmente i centri disposti lungo
la strada della Futa, cancellando numerosi
edifici storici e testimonianze della
storia della strada e dei suoi abitanti.
Con la realizazione di grandi vie di
comunicazione interregionali, dalla
costruzione (1856-1864) della ferrovia
transappenninica, potenziata nel 1934
dalla ferrovia "Direttissima"
Bologna-Firenze, all'aapertura (1960) del
tronco transappenninico dell'autostrada
del Sole, verranno radicalmente superate
le difficolta' di collegamento tra Bologna
e Firenze.
Se questa rivoluzione pose inevitabilmente
la strada della Futa in una posizione
secondaria, facendole perdere il ruolo da
protagonista che aveva avuto per tanti
secoli, le assegno' comunque un valore dal
punto di vista storico e paesaggistico.
(pagine
tratte dallo studio La Strada di Toscana:
Riqualificazione del sistema della
direttrice della Futa, Arteas Progetti -
1995) Testo tratto da comune
bologna "
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