ANNUNCI IMMOBILIARI
ATTIVITA' COMMERCIALI 
AZIENDE A PIANORO
BACHECA ANNUNCI
NOTIZIE SUL TERRITORIO
NOTIZIE METEO
ANNUNCI DI LAVORO
SALA GIOCHI
 

 
 

PUBBLICA ASSISTENZA 

I BORGHI DI LOIANO

LA VALLE DI ZENA

STATALE DELLA FUTA

SLANG TUTTO BOLOGNESE

IL MUTUO (vocabolario dei termini)

LINK UTILI E PARTHNERS

FAI PUBBLICITA' SU PIANORO.COM

 

   
   

Sesto e Carteria
Sesto aveva anch'esso il suo Fortilizio posto sotto il Montepulcino, dove passava la via romana.
Esso fu distrutto dai Lambertazzi nel 1275, quando sconfitti dai Geremei presso Faenza, invasero tutto il territorio mettendolo a ferro e fuoco.
La Chiesa dedicata a S. Andrea viene nominata in una bolla di Papa Onorio III nel 1221. Fu soggetta al Plebanato Metropolitano nel 1366, mentre l'Oratorio di S. Maria di Mileto fu sotto quello della Pieve del Pino.
Questa fu Parrocchia sino al 1500.
All'interno conserva un bel affresco di Madonna con Bambino ed una statua di S. Antonio da Padova.
La zona di Carteria che si apre lungo la strada Nazionale si è molto sviluppata con insediamenti urbani e industriali.
Ad Osteria, luogo vicino all'Oratorio di S. Maria di Mileto vi è un edificio caratteristico con tre archi di portico, il quale svolgeva nel passato le funzioni di "Posta", ostaria con cambio cavalli e locanda per il riposo dei viaggiatori.
Ultimamente è rimasta solo l'osteria con il nome "L'Ustariaza".


Gorgognano
Un documento del IX secolo indica come Castum Gorgugnani" e sempre come castello viene ricordato nel 1142. La sua rocca sorgeva, come indicano le carte militari, vicino alla pieve.
Probabilmente la roccaforte fu distrutta prima del 1298 dalle milizie bolognesi, in quanto in quella data non appare più nell'elenco dei castelli da fortificare.
Gli ultimi resti del castello costituiscono la parte inferiore del campanile. Durante il periodo Visconteo fece parte Vicariato di Monzuno 1352, poi di quello di Corvara nel 1376.
Dal 1396 al 1575 dipese direttamente dal Comune di Bologna e al Capitanato di Roncastando ed infine con la venuta di Napoleone passò al Comune di Pianoro.


Rastignano
Nei tempi antichi aveva un suo castello, di cui non resta nulla.
Del luogo si hanno notizie risalenti al 1129: un documento dell'epoca, infatti, rende noto il passaggio in afflitto di terreni con una strana condizione di ringraziare ogni anno i loro generosi padri.
Nell'elenco Nonantoliano, questo luogo viene chiamato Rastignano. Nel tredicesimo secolo visse a Bologna una nobile e potente famiglia col nome di Rastignani, forse proveniente da questo borgo.
Il mulino del Paleotto, un antico e bellissimo ponte in pietra, comunica con la vecchia strada per S. Andrea di Sesto, posta sul colle nella sponda opposta del Savena.
Ora Rastignano è un fiorente centro con un notevole sviluppo industriale ed artigianale.


Pian di Macina e Musiano
La storia di Pian di Macina si immedesima con quella di Musiano che è borgo antichissimo posto alla sinistra del fiume Savena, mentre esso sorge a destra.
Nel territorio di Musiano sorgeva l'Abbazia di S. Bartolomeo proprietà della Curia di Bologna e la cappella dell'illustre famiglia Neri, neurologo di fama mondiale.
La sede Municipale di Musiano fu per diverso tempo posta sulla riva sinistra del fiume Savena al Folgarino e nel secolo scorso si trasferì a Pian di Macina alla Fornacetta dove li rimase sino all'unità con Pianoro avvenuta il 9 luglio 1866.

S. Giorgio in Montagna
Nel tredicesimo secolo il comune di S. Giorgio era di dominio dei Loiani ai quali pagava le decime.
È posto sul versante dello Zena e il suo castello fu smantellato dai Bolognesi quando estesero il loro dominio fin lassù.



Montelungo
Questo Borgo, situato lungo la via per la Toscana, nella costituzione di Visconti faceva parte del Vicariato di Monzuno.
Dagli estimi e dai sacrati del 1282, appare che Montelungo era retto da un Cattaneo, vassallo del feudo Vescovile.

pianoro bologna
rastignano case pianoro
case rastignano botteghino
Riosto casali pianoro
case in affitto pianoro case in vendita pianoro
ville pianoro rustici pianoro
case coloniche pianoro poderi pianoro
capannoni pianoro uffici pianoro
negozi pianoro futa 1000 miglia
pianoro nuovo pianoro vecchio
monte delle formiche castello di zena
parco dei gessi valle del savena
zena botteghino di zocca
S. salvatore di casola orario treni pianoro
orario autobus 95 pianoro carteria di sesto
colline pianoro vigneti pianoro
ristoranti pianoro agriturismo pianoro
case di riposo pianoro cinema rastignano
fiume savena starcity
aziende pianoro palaghiaccio
scuole pianoro usl pianoro
comune pianoro radio venere
case in legno banche pianoro
materiali edili pianoro mercato pianoro
criket pianoro pianorese
orari pianoro farmacia pianoro
park hotel caserma pianoro
dormire a pianoro mangiare a pianoro
turismo pianoro mille miglia
seconda guerra mondiale pianoro casa protetta pianoro e rastignano
baldiserra biblioteche pianoro
centro anziani pianoro anconella
livergnano scascoli
offerte impiego pianoro targhe alterne bologna pianoro
bologna-firenze 3f pianoro
aziende edili piazza piccinini
cantieri cavet variante della futa
ristoranti selezionati piano regolatore pianoro

Riosto
Questa Località sorge fra i torrenti Savena e Zona, a otto miglia da Bologna.
La chiesa dedicata a S. Maria Assunta contiene tele e cimeli di notevole pregio e valore.
Tuttavia l'antichità di Riosto ci è testimoniata soprattutto dalle scoperte che la chiesa diede.
Dietro la sagrestia si rinvenne un'urna contenente ossa a due medaglie appartenenti al periodo repubblicano; nel muro sempre dietro la sagrestia venne alla luce uno scheletro umano con elmo e armi e un cane in bronzo di notevole fattura.
Dietro l'Altare maggiore si scoprì una vecchia porta sul cui architrave vi era un'aquila ed una scritta in caratteri greci "Non si entra nel tempio se non a piedi scalzi e col capo coperto di cenere".
La guerra però ha raso al suolo tutto, lasciando solo macerie di queste preziose testimonianze.
La famiglia dominante erano i da Riosto chiamati poi Ariosti o Ariosto.
Avevano qui il loro castello che sorgeva a ponente della chiesa parrocchiale. Tutto è andato distrutto ed ora sono visibili solo i resti della torre rotonda.



Monte delle Formiche
La sua storia è legata a quella di Zena e del castello.
La Chiesa di S. Maria di Zena detta Monte delle Formiche era già presente nel 1078, con il nome di S. Maria Barbarese, donazione che Matilde di Canossa fece al Vescovo di Pisa.
Il monte in cui è collocata la Chiesa spicca alto e isolato come una torre di vedetta.
B noto per uno strano fenomeno relativo alle formiche volanti, le quali, ogni anno ai primi di settembre giungono sul monte a nugoli.
Ciò ha dato il nome sia al monte che alla chiesa stessa nel X[ secolo.
Liberamente tratto da "Storia di Pianoro" di Giovanni Carponi - Pianoro: comune di Pianoro.


Livergnano
Tutto il territorio è formato di tufo e massi di arenaria.
nei blocchi sono presenti resti organici primordiali, ed è stato rinvenuto una foglia in ottime condizioni e pezzi di legno pietrificato.
Fra le donazioni che Matilde di Canossa fece al Vescovo di Pisa troviamo anche Livergnano.
A poca distanza dal paese fu eretto un ospitale con oratorio dedicato a S. Pietro, per pellegrini.
Oggi solo alcune case stanno ad indicare il luogo della sua presenza, anche se la stessa è testimoniata in un documento del 1220 dove viene attestata la sua vendita.
La via medioevale che conduceva da bologna a Firenze ed aveva il nome di Petrosa,
dà il mine ad una borgata fuori il paese verso la toscana.
Un evento degno di nota è il cosiddetto "taglio di Napoleone". A1 tempo della rivoluzione Francese venne cambiato il tracciato della strada che da Pianoro va a loiano attraversando il paese.
Per questo cambiamento fu tagliata la montagna e cambiato il nome della zona.
I1 1809 livergnano fu unito al comune di Pianoro.


Zena
Un tempo la comunità era unita a1 Monte delle Formiche, denominato allora S. Maria Barborese, come viene ricordato nell'atto di donazione della Contessa matilde di Canossa al vescovo Landolfo di Pisa nel 1078.
Del castello posto sulle pendici alla destra del Fornetto si ha notizia anche nel 1270 dove viene descritto con mura di cinta e appartenente ai nobili di Loiano.
Dopo innumerevoli passaggi di proprietà ora è del Signor Penna di bologna.
Fa parte del castello la vicina torre dell'Erede costruita nel XIV secolo che posta più in alto fungeva da vedetta. Guardando ciò che rimane della costruzione è possibile immaginare come poteva essere all'origine.


Monte Adone
Sulla sommità di M. Adone viveva l'uomo del neolitico, riparandosi in cavità e sottoroccia e producendo ceramica di cui si sono ritrovati frammenti; nel Bronzo Antico e nell'età del Ferro il monte fu ancora abitato.
In seguito la grotta detta delle Fate divenne il luogo dove la popolazione locale ambientò misteriose apparizioni, come dice Luigi Fantini, "di evanescenti schiere di figure femminili biancovestite, risalenti, sospese nel vuoto, dal fondovalle del Savena, per poi sparire oltre la cima del monte ... ". L'abate Serafino Calindri, visitandola nel 1779, armato di sano spirito illuminista, la trovò abitata solo da zanzare e pipistrelli, ma ricoperta di scritte sulle pareti, di cui le più antiche risalgono al 1451.

 

 

Pianoro.com è una realizzazione di Benni Paolo

Info virus

 

 

 

 

 

 

 
 

STORIA DELLA STATALE DELLA FUTA

 
 

La storia della Futa Fin dalla antichita' e soprattutto in epoca romana esistevano collegamenti tra Bologna ed i vicine centri sulla via Emilia con la Toscana, dei quali si ricorda l'importante via "Flaminia minore".

La controversa attribuzione e localizzazione di questi tracciati ha aperto un ampio dibattito tra gli studiosi. Anche per la valle del Savena si e' indagata l'ipotesi di un tracciato romano risalente la sinistra del torrente verso il crinale appenninico.


Originariamente la direttrice alla sinistra del Savena aveva il suo centro principale a Brento, sotto il Monte Adone, toccando le localita' di Iola, Sesto, Brento, Monterumici, Monzuno, MonteVenere, Trassasso, Montefredente, Monte Bastione, Bruscoli, per poi passare l'Alto Appennino dal Passo dello Stale poco piu' a nord dell'odierno Passo della Futa. Distrutto Brento (antico centro vescovile) e decaduto Monzuno (sede dei Conti di Monzuno che possedevano l'alta valle del Savena, dove esisteva gia' nel XI sec. un ospedale per alloggiare ammalati e pellegrini) si affermo', dopo il Mille la strada lungo il crinale destro, che seguiva di massima l'attuale percorso della statale della Futa.


E' solo in epoca medievale infatti che e' testimoniato il percorso corrispondente alla direttrice della Futa. A partire da questo periodo essa ha trovato ragione di essere in una serie di motivazioni quali i transiti commerciali, il circuito del Grand Tour, le percorrenze della fede, su cui si e' fondato non solo il rapporto tra i due straordinari centri di Bologna e Firenze ma anche tra questi, Roma e l'Europa.


Solo dopo il Mille si hanno notizie di centri importanti sulla destra del Savena (San Ruffillo, Pianoro e Loiano). Per Loiano la piu' antica notizia risale al 1180. La strada nel corso del XII sec. viene detta "montanara" e verso la fine dello stesso secolo viene denominta "Strata qua itur Florenciam", "Strata Florencie".
Si puo' presumere dunque che nel XII sec. sia avvenuto lo spostamento definitivo della Bologna-Firenze dalla sinistra alla destra del Savena, lasciando fuori Monzuno, Brento e toccando invece Pianoro, Guarda, Sabbioni, Loiano, Roncastaldo, Scaricalasino (Monghidoro), il Passo della Raticosa, Pietramala, posta gia' in territotio toscano.


Il cambiamento di tracciato si spiega con il progressivo sviluppo dei nuovi paesi toccati dalla strada : Loiano diviene presto un'importante centro commerciale e amministrativo da centro feudale matildico, diviene sede di vicario, nel borgo della Fratta nei pressi di Loiano si teneva un mercato fiorentissimoBarbarolo fu centro religioso pievano con giurisdizione nelle colline dell'Idice e del Savena.
Finita l'epoca delle invasioni barbariche e del predominio Longobardo nel Nord Italia, si crea una situazione favorevole all'incremento del traffico fra Bologna e Firenze dovuta principalmente all'estensione della potente familglia degli Ubaldini che estese il suo potere nei territori tra le due citta' stimolando un accordo con il comune toscano affinche' fosse tutelato ufficialmente il transito commerciale sulla via della Futa.


Dalla seconda meta' del XIII sec. si fa menzione direttamente "strada per la quale si va a Firenze... e che porta a Bologna" in vari itinerari dell'epoca, negli "Annales Stadenses", in Statuti, Deliberazioni consiliari e Convenzioni fra i due comuni.


In questo quadro politico Scaricalasino diviene un centro di notevole importanza strategica e mercantile, infatti nel 1246 il comune di Bologna vi costruisce il castello-fortezza a difesa del territorio presso il confine toscano e diventa sede delle podesteria e del capitanato.


Il tratto tra Loiano e Monghidoro e' cosi' riportato in un do*****ento del XIII sec. : "da Loiano alla Fratta, passato il poste sul fosso omonimo, la strada scendeva verso Roncastaldo, passava il rio dell'Ospitale di questo centro e poi attraverso il ponte della Rovina saliva per il rio Clagani, il rivum de Bixis, ponte de Marchis (forse le attuali Ca' de' Marchi), Pontexellum, Laghi Bondi fino a Monghidoro. Da Pietramala invece la strada si dirigeva a Firenze passando per le Valli, Cornacchiaia, varcando per la Bruciata il M. Castel Guerrino, Sant'Agata, Montaccianico. Solo nel 1361Firenze aprira' un nuovo valico per il Gioco di Scarperia.


Lungo la strada della Futa, in occasione del giubileo del 1300 indetto da Bonifacio VIII, vi fu un cospicuo passaggio di pellegrini provenienti dall'Europa settentrionale diretti a Roma; la strada per questa occasione viene definita "romea".


La maggiore attenzione verso questo percorso e' testimoniata anche dalla "Riformagione" del 19 ottobre 1300, il primo importante e organico do*****ento sulla necessita' di impostare un programma di lavori di manutenzione della strada da Pianoro a Pietramala. La rinascita delle citta' e la crescita del potere comunale, apri' una fase di conquista dell'Appennino da parte dei centri della pianura bolognese e del bacino toscano, che si concluse, nel XIV sec., con l'affermarsi della dominazione di Bologna (Papato) e di Firenze (Medici). Nel Quattrocento il confino tra Bologna e Firenze viene fissato definitivamente sul rio Rosignolo o rio dei Confini. Il congresso di Bologna del 1529 segna l'inizio di un periodo di stabilita' politica che durera' per circa un secolo e mezzo. Finiti gli avvenimenti di grande rilievo la strada viene usata per il collegamento ordinario fra le due citta'.


Iniziano a moltiplicarsi i diari di viaggio e le lettere che descrivono le difficolta', le scomodita' e l'asprezza del tratto montano. L'esistenza di vari ed efficenti servizi lungo il percorso rendeva solo in parte piu' agevole il transito. A Pianoro, Loiano, Anconella e Scaricalasino, vi erano punti di ristoro, "hospitalia", e stazioni di posta per il cambio dei cavalli. Il regolare e inteso uso della strada evidenzio' sempre i problemi della sua manutenzione. Gia' dal XVI sec. questa veniva affidata dall' "Assunteria di Governo" allevarie Comunita' interessate, incaricate di svolgere sopraluoghi e stendere relazioni, mentre nel secolo successivo le Comunita' finanziavano i lavori che venivano affidati ad un impresario tramite appalto. Nel 1531 viene eseguita la prima importante variante della strada : nel tratto Fratta-Monghidoro si sposta verso il crinale a ricercare un terreno piu' solido.


Cambiamenti di particolare rilievo non si registrano fino al XVII sec. quando si comincia ad attuare interventi migliorativi coordinati dall' "Assunteria della strada Toscana" (1626) che trasforma una semplice mulattiera in una strada carozzabile.


Le condizioni generali della viabilita' montana rimangono pessime nel periodo invernale, raramente i valichi erano transitabili proprio a causa dell'altitudine a cui la strada si spinge per aggirare gli ostacoli naturali e anche le strade di fondovalle con le piene primaverili erano difficilmente percorribili. A quest'epoca la via (larga 4-5 piedi; 1 piede = 38 cm.) risulta selciata ma molto faticosa da percorrere, nei tratti pianeggianti era inghiaiata con ghiaia minuta e nei tratti di forte pendenza e di attraversamento di abitati, massicciata e inghiaiata. A fine secolo, con vari lavori di risistemazione, viene ad avere una larghezza media di 14-18 piedi. fra il 1715 el il 1717 viene nuovamente ristrutturata e allargata da renderla percorribile a due ruote, ma la strada Toscana fino alla prima meta' del Settecento era carraggiabile nella bella stagione fino a Pianoro, dopo era "strada per bestie da sella e per carretti". Nella meta' del settecento la direttrice Futa viene trasformata in strada carrozzabile per iniziativa lorense (per facilitare le comunicazioni tra Vienna e Firenze). Il ministro De Rihecourt el il soprintendente alle strade Filippo Guadagni progettano nel 1747 il nouvo tracciato, piu' alto rispetto al precedente ma piu' breve.


Tranne alcune varianti limitate alla correzione di tratti franosi, i cambiamenti importanti furono : l'abbandono del Passo del Giogo per quello lievemente piu' alto della Futa, l'esclusione dell'Anconella e del vecchio tracciato con il nuovo percorso tra Guarda e Sabbioni a levante del Monte Castellari. Con i lavori si rinnovarono anche i fabbricati delle dogane dell'una e dall'altra parte di confine.
Dal 1764 la strada della Futa puo' essere considerata propriamente una strada transappenninica e di interesse nazionale, percorribile in un solo giorno. Il viaggio tra Bologna e Firenze richiedeva dalle 12 alle 15 ore, secondo la condizione della strada. All'inizio del periodo napoleonico la direttrice viene inserita nella strada imperiale n. 6 che da Parigi andava a Roma e a Napoli (1811) e quindi tenuta in efficenza a spese del Tesoro pubblico.


Finito il potere napoleonico e ristabilita' la sovranita del Papa a Bologna, la strada viene inserita fra le regie postali : "regie erano anzitutto le strade classificate postali, nelle quali lo Stato assicurava il cambio dei cavalli e il servizio dei viaggiatori in luoghi prestabiliti". Lo Stato Pontificio assicurava la manutenzione e il miglioramento della strada; questa esigenza di efficenza si scontrava pero' con una realta' fatta di mancanza di fondi, per dui di fatto la strada rimase per lungo tempo senza manutenzione.


Significativa fu la variante disegnata dall'Ing. Stagni e Ing. Berti e portata a termine negli anni 1817-1820, detta impropriamnete "taglio di Napoleone", che eliminava un ampio tratto di strada che attraversava piu' a valle il Rio Livergnano sotto la Chiesa e risaliva all'attuale strada nel borgo a sud dell'osteria di Poggiali.
L'Unita' d'Italia pèorto' ulteriori miglioramenti alla percorribilità della strada per l'eliminazione delle frontiere e degli sbarramenti doganali, ma le difficolta' oggettive del percorso caratterizzato da forti pendenze e passi pericolosi che richiedevano una continua manutenzione, non furono del tutto eliminate.


Per quasi tutto il corso dell'Ottocento, la strada rimase quella della ristrutturazione settecentesca. Solo fra il 1888 e il 1922 furono apportate modifiche al tracciato per le nuove esigenze di percorribilita' dettate dai moderni mezzi di trasporto. Vennero abbandonati i tratti di cresta a piu' forte pendenza e sostituiti da altri aperti lungo i contrafforti immediatamente sottostanti . Alcune notevoli variazioni altimetriche furono abolite con un altro tracciato che partendo da Ca' di Fino lasciava fuori le salite per La Guarda e arrivava a Sabbioni per Casoni e Scope; questa variante fu detta di Barbarolo e realizzata tra il 1884 e il 1889.


Fin dal 1891 Loiano chiese la correzione del tratto Sabbioni-Loiano, perche' il tratto di strada a Sant'Antonio e a Calata aveva ristrettezze nelle risvolte e forti pendenze di oltre il 13%. In previsione anche del traffico automobilistico il progetto prevedeva pendenze non superiori al 3,5% e una larghezza di 8 metri, modificata in 7 metri con pendenze non superiori al 5%. Questa variazione di circa 4 Km ha due viadotti per l'attraversamento di Sant'Antonio e Sponga: con questa correzione il tratto di strada che era sul versante dello Zena venne a trovarsi su quello del Savena. La variante fu compiuta tra il 1906 e il 1910; il vecchio tracciato e' indicato ancora oggi come via Napoleonica. E' da ricordare la variante (1921-1930) Ca' di Cavicchio-Ca' di Sertino, la nuova Loiano-Monghidoro, che abbandono' il cinquecentesco percorso di Madonna dei Boschi.


Nel 1944-'45, a causa delle operazioni belliche connesse allo sfondamento della Linea Gotica, vennero colpiti irrimediabilmente i centri disposti lungo la strada della Futa, cancellando numerosi edifici storici e testimonianze della storia della strada e dei suoi abitanti.


Con la realizazione di grandi vie di comunicazione interregionali, dalla costruzione (1856-1864) della ferrovia transappenninica, potenziata nel 1934 dalla ferrovia "Direttissima" Bologna-Firenze, all'aapertura (1960) del tronco transappenninico dell'autostrada del Sole, verranno radicalmente superate le difficolta' di collegamento tra Bologna e Firenze.


Se questa rivoluzione pose inevitabilmente la strada della Futa in una posizione secondaria, facendole perdere il ruolo da protagonista che aveva avuto per tanti secoli, le assegno' comunque un valore dal punto di vista storico e paesaggistico.

 (pagine tratte dallo studio La Strada di Toscana: Riqualificazione del sistema della direttrice della Futa, Arteas Progetti - 1995) Testo tratto da comune bologna "

 

Pianoro comune emiliano romagnolo in provincia di bologna attraversato dal fiume savena e la statale della futa.

  Benni.org Cirigliano webcamsms gratis Portale Lucano Viaggisicurezza cantierihackervideo divertentitelefonia