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Stato: Italia
Regione: Emilia-Romagna
Provincia: di Bologna (BO)
Latitudine: 44° 23‘ Nord
Longitudine: 11° 20‘ Est
Altitudine: 200 m s.l.m.
Superficie: 107 km²
Popolazione:
 - Totale
 - Densità

16.141
151 ab./km²
CAP: 40065 Pianoro

40067 Rastignano

Prefisso tel.: 051
Codice ISTAT: 037047
Codice catastale: G570
Abitanti (nome): pianoresi
Patrono:
 - Santo
 - Giorno

Santa Maria Assunta
15 agosto;

Sesto e Carteria
Sesto aveva anch'esso il suo Fortilizio posto sotto il Montepulcino, dove passava la via romana.
Esso fu distrutto dai Lambertazzi nel 1275, quando sconfitti dai Geremei presso Faenza, invasero tutto il territorio mettendolo a ferro e fuoco.
La Chiesa dedicata a S. Andrea viene nominata in una bolla di Papa Onorio III nel 1221. Fu soggetta al Plebanato Metropolitano nel 1366, mentre l'Oratorio di S. Maria di Mileto fu sotto quello della Pieve del Pino.
Questa fu Parrocchia sino al 1500.
All'interno conserva un bel affresco di Madonna con Bambino ed una statua di S. Antonio da Padova.
La zona di Carteria che si apre lungo la strada Nazionale si è molto sviluppata con insediamenti urbani e industriali.
Ad Osteria, luogo vicino all'Oratorio di S. Maria di Mileto vi è un edificio caratteristico con tre archi di portico, il quale svolgeva nel passato le funzioni di "Posta", ostaria con cambio cavalli e locanda per il riposo dei viaggiatori.
Ultimamente è rimasta solo l'osteria con il nome "L'Ustariaza".


Gorgognano
Un documento del IX secolo indica come Castum Gorgugnani" e sempre come castello viene ricordato nel 1142. La sua rocca sorgeva, come indicano le carte militari, vicino alla pieve.
Probabilmente la roccaforte fu distrutta prima del 1298 dalle milizie bolognesi, in quanto in quella data non appare più nell'elenco dei castelli da fortificare.
Gli ultimi resti del castello costituiscono la parte inferiore del campanile. Durante il periodo Visconteo fece parte Vicariato di Monzuno 1352, poi di quello di Corvara nel 1376.
Dal 1396 al 1575 dipese direttamente dal Comune di Bologna e al Capitanato di Roncastando ed infine con la venuta di Napoleone passò al Comune di Pianoro.


Rastignano
Nei tempi antichi aveva un suo castello, di cui non resta nulla.
Del luogo si hanno notizie risalenti al 1129: un documento dell'epoca, infatti, rende noto il passaggio in afflitto di terreni con una strana condizione di ringraziare ogni anno i loro generosi padri.
Nell'elenco Nonantoliano, questo luogo viene chiamato Rastignano. Nel tredicesimo secolo visse a Bologna una nobile e potente famiglia col nome di Rastignani, forse proveniente da questo borgo.
Il mulino del Paleotto, un antico e bellissimo ponte in pietra, comunica con la vecchia strada per S. Andrea di Sesto, posta sul colle nella sponda opposta del Savena.
Ora Rastignano è un fiorente centro con un notevole sviluppo industriale ed artigianale.


Pian di Macina e Musiano
La storia di Pian di Macina si immedesima con quella di Musiano che è borgo antichissimo posto alla sinistra del fiume Savena, mentre esso sorge a destra.
Nel territorio di Musiano sorgeva l'Abbazia di S. Bartolomeo proprietà della Curia di Bologna e la cappella dell'illustre famiglia Neri, neurologo di fama mondiale.
La sede Municipale di Musiano fu per diverso tempo posta sulla riva sinistra del fiume Savena al Folgarino e nel secolo scorso si trasferì a Pian di Macina alla Fornacetta dove li rimase sino all'unità con Pianoro avvenuta il 9 luglio 1866.

S. Giorgio in Montagna
Nel tredicesimo secolo il comune di S. Giorgio era di dominio dei Loiani ai quali pagava le decime.
È posto sul versante dello Zena e il suo castello fu smantellato dai Bolognesi quando estesero il loro dominio fin lassù.



Montelungo
Questo Borgo, situato lungo la via per la Toscana, nella costituzione di Visconti faceva parte del Vicariato di Monzuno.
Dagli estimi e dai sacrati del 1282, appare che Montelungo era retto da un Cattaneo, vassallo del feudo Vescovile.

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Riosto
Questa Località sorge fra i torrenti Savena e Zona, a otto miglia da Bologna.
La chiesa dedicata a S. Maria Assunta contiene tele e cimeli di notevole pregio e valore.
Tuttavia l'antichità di Riosto ci è testimoniata soprattutto dalle scoperte che la chiesa diede.
Dietro la sagrestia si rinvenne un'urna contenente ossa a due medaglie appartenenti al periodo repubblicano; nel muro sempre dietro la sagrestia venne alla luce uno scheletro umano con elmo e armi e un cane in bronzo di notevole fattura.
Dietro l'Altare maggiore si scoprì una vecchia porta sul cui architrave vi era un'aquila ed una scritta in caratteri greci "Non si entra nel tempio se non a piedi scalzi e col capo coperto di cenere".
La guerra però ha raso al suolo tutto, lasciando solo macerie di queste preziose testimonianze.
La famiglia dominante erano i da Riosto chiamati poi Ariosti o Ariosto.
Avevano qui il loro castello che sorgeva a ponente della chiesa parrocchiale. Tutto è andato distrutto ed ora sono visibili solo i resti della torre rotonda.



Monte delle Formiche
La sua storia è legata a quella di Zena e del castello.
La Chiesa di S. Maria di Zena detta Monte delle Formiche era già presente nel 1078, con il nome di S. Maria Barbarese, donazione che Matilde di Canossa fece al Vescovo di Pisa.
Il monte in cui è collocata la Chiesa spicca alto e isolato come una torre di vedetta.
B noto per uno strano fenomeno relativo alle formiche volanti, le quali, ogni anno ai primi di settembre giungono sul monte a nugoli.
Ciò ha dato il nome sia al monte che alla chiesa stessa nel X[ secolo.
Liberamente tratto da "Storia di Pianoro" di Giovanni Carponi - Pianoro: comune di Pianoro.


Livergnano
Tutto il territorio è formato di tufo e massi di arenaria.
nei blocchi sono presenti resti organici primordiali, ed è stato rinvenuto una foglia in ottime condizioni e pezzi di legno pietrificato.
Fra le donazioni che Matilde di Canossa fece al Vescovo di Pisa troviamo anche Livergnano.
A poca distanza dal paese fu eretto un ospitale con oratorio dedicato a S. Pietro, per pellegrini.
Oggi solo alcune case stanno ad indicare il luogo della sua presenza, anche se la stessa è testimoniata in un documento del 1220 dove viene attestata la sua vendita.
La via medioevale che conduceva da bologna a Firenze ed aveva il nome di Petrosa,
dà il mine ad una borgata fuori il paese verso la toscana.
Un evento degno di nota è il cosiddetto "taglio di Napoleone". A1 tempo della rivoluzione Francese venne cambiato il tracciato della strada che da Pianoro va a loiano attraversando il paese.
Per questo cambiamento fu tagliata la montagna e cambiato il nome della zona.
I1 1809 livergnano fu unito al comune di Pianoro.


Zena
Un tempo la comunità era unita a1 Monte delle Formiche, denominato allora S. Maria Barborese, come viene ricordato nell'atto di donazione della Contessa matilde di Canossa al vescovo Landolfo di Pisa nel 1078.
Del castello posto sulle pendici alla destra del Fornetto si ha notizia anche nel 1270 dove viene descritto con mura di cinta e appartenente ai nobili di Loiano.
Dopo innumerevoli passaggi di proprietà ora è del Signor Penna di bologna.
Fa parte del castello la vicina torre dell'Erede costruita nel XIV secolo che posta più in alto fungeva da vedetta. Guardando ciò che rimane della costruzione è possibile immaginare come poteva essere all'origine.


Monte Adone
Sulla sommità di M. Adone viveva l'uomo del neolitico, riparandosi in cavità e sottoroccia e producendo ceramica di cui si sono ritrovati frammenti; nel Bronzo Antico e nell'età del Ferro il monte fu ancora abitato.
In seguito la grotta detta delle Fate divenne il luogo dove la popolazione locale ambientò misteriose apparizioni, come dice Luigi Fantini, "di evanescenti schiere di figure femminili biancovestite, risalenti, sospese nel vuoto, dal fondovalle del Savena, per poi sparire oltre la cima del monte ... ". L'abate Serafino Calindri, visitandola nel 1779, armato di sano spirito illuminista, la trovò abitata solo da zanzare e pipistrelli, ma ricoperta di scritte sulle pareti, di cui le più antiche risalgono al 1451.

Comuni Bolognesi

Calderara di Reno

Loiano

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NUMERI UTILI 

Carabinieri tel. 051777014
Polizia Municipale tel. 051776613 o tel. 0516529146
Vigili del Fuoco tel. 115
Ambulanza tel. 118
Pubblica Assistenza di Pianoro tel. 051774540
AUSL Pianoro tel. 051776050
Farmacia comunale di Pianoro Vecchio tel. 051775618
Antica farmacia di Pianoro tel. 051777013
Dispensario di Botteghino di Zocca tel. 0516519159
Farmacia di Rastignano tel. 051744139
Taxi Auto Pubbliche Rastignano tel. 051744524
Taxi Auto Pubbliche Pianoro tel. 051776200

Orari dei treni Pianoro - Bologna

Pianoro   Bologna

Bologna  Pianoro

05,49
06,20
07,11
07,46
08,18
09,43
10,46
13,45
14,44
16,06
17,44
18,46
19,46
21,48
23,40
05,30
06,08
06,46
06,58
08,12
09,55
12,30
13,56
14,56
15,56
17,00
18,03
19,03
20,33

 

INFORMAZIONI SUL TERRITORIO PIANORESE

Nell'Appennino a sud-est di Bologna, percorrendo la strada della Futa e passando per la frazione di Rastignano, troviamo Pianoro; un chilometro prima di Pianoro Vecchia - la borgata distrutta dalla guerra 

 Pianoro comune completamente ricostruito a partire dagli anni 50 dopo la totale distruzione causata dagli eventi bellici Pianoro si estende a sud di Bologna su di un territorio di 107 km.quadrati, articolato lungo due vallate poste sul torrente Zena e sul Savena., collegate fra loro da un reticolo di strade di circa 300 km. Che mano a mano si elevano verso l’appennino. La natura del territorio di Pianoro è particolarmente varia, da Bologna, lungo la prima parte della valle del Savena si scorgono prospettive paesaggistiche straordinarie, su zone calanchive e costoni di arenaria di suggestiva bellezza, senza dimenticare il contrafforte pliocenico. Lungo lo Zena si trova il parco naturalistico dei gessi e dei calanchi dell’Abadessa, mentre sul punto più alto a 638 m. di altezza Svetta il monte delle formiche con il suo notissimo santuario. Le vicende storiche che si sono dipanate sul territorio pianarese partono da Ocno di Pianoro, re etrusco che secondo la leggenda visse e morì a Pianoro. Tracce del passaggio dei romani si riscontrano nei toponimi ancora esistenti, Sesto, None e nel ponte romanico sul Savena a Rastignano. Nell’anno 1000 Bonifacio di Canossa era proprietario di gran parte del territorio e risiedeva nel castello di Pianoro, completamente distrutto nel 1377 dai bolognesi che accusavano i pianoresi di cospirare contro la città felsinea. Gli eventi bellici della seconda guerra mondiale, hanno provocato la completa distruzione di Pianoro case, ponti, ferrovia, le antiche Chiese, le numerose ville patrizie che punteggiavano le valle del Savena e il bel castello di Zena. Tutto raso al suolo. Negli anni 50 è incominciata la ricostruzione che consente oggi a Pianoro di contare oltre 16300 abitanti con un interessante tessuto produttivo nel settore della meccanica di precisione. Pianoro le cui colline sono sempre state ricche di vigneti di qualità conta ora circa 40 aziende vitivinicole ed una trentina di aziende con bovini. Sotto il profilo ricettivo e turistico a Pianoro si contano ben 32 ristoranti 9 alberghi e 4 aziende agrituristiche di buona importanza.

 

FIERE SAGHE E MERCATI NEL TERRITORIO

MERCATI

Nel territorio Comunale si svolgono due mercati settimanali: a Pianoro e a Rastignano.
A Pianoro il mercato, esistente da molte decine di anni e stato ulteriormente ampliato con ordinanza n. 286/12 del 3 gennaio 2001, ha il suo fulcro in Piazza dei Martiri estendendosi poi per tutta la Via Matteotti e Piazza Esperanto. Si svolge nella giornata di Mercoledì con i seguenti orari:

Dal 1° dicembre al 28 febbraio dalle ore 8.30 alle ore 14.00

Dal 1° marzo al 30 novembre dalle ore 8.00 alle ore 14.00


A Rastignano il mercato, istituito con ordinanza n. 8903/89 del 29 maggio 2003, ha il suo fulcro in Piazza Piccinini. Si svolge nella giornata di Sabato con i seguenti orari:

Dal 1° dicembre al 28 febbraio dalle ore 8.30 alle ore 14.00

Dal 1° marzo al 30 novembre dalle ore 8.00 alle ore 14.00

 

UFFICI POSTALI  

Informazioni Ufficio postale di Pianoro Gli orari posso cambiare senza preavviso
Indirizzo MATTEOTTI 2 (VIA) Giorno Apertura Chiusura
CAP 40065 Lunedì 08:00 13:30
Località PIANORO Martedì 08:00 13:30
Provincia BO Mercoledì 08:00 13:30
Telefono 051 / 776212 Giovedì 08:00 13:30
Fax 051 / 774358 Venerdì 08:00 13:30
Santo Patrono
(ufficio chiuso)
04 ottobre Sabato 08:00 12:30
 
Informazioni Ufficio postale di Pianoro Vecchio Gli orari posso cambiare senza preavviso
Indirizzo NAZIONALE 171 (VIA) Giorno Apertura Chiusura
CAP 40065 Lunedì 08:00 13:30
Località PIANORO VECCHIO Martedì 08:00 13:30
Provincia BO Mercoledì 08:00 13:30
Telefono 051 / 774574 Giovedì 08:00 13:30
Fax 051 / 777421 Venerdì 08:00 13:30
Santo Patrono
(ufficio chiuso)
04 ottobre Sabato 08:00 12:30
 
Informazioni Ufficio Postale di Rastignano Gli orari posso cambiare senza preavviso
Indirizzo COSTA ANDREA (VIA) Giorno Apertura Chiusura
CAP 40067 Lunedì 08:00 13:30
Località RASTIGNANO Martedì 08:00 13:30
Provincia BO Mercoledì 08:00 13:30
Telefono 051 / 742572 Giovedì 08:00 13:30
Fax 051 / 743133 Venerdì 08:00 13:30
Santo Patrono
(ufficio chiuso)
04 ottobre Sabato 08:00 12:30

 

CENNI STORICI SUL COMUNE DI PIANORO

Fin dal Medioevo Pianoro era costituito dall’aggregazione di più comunità, ognuna delle quali con propria autonomia ed indipendenza; il riordino amministrativo compiuto in seguito da Napoleone avrebbe portato all’unione di questi comuni senza però tener conto dell’estrema diversità fra l’uno e l’altro.

L’unica istituzione che rimarrà in vigore a testimonianza del passato sarà la parrocchia.

Agli inizi dell’Anno Mille parte del territorio che attualmente costituisce il Comune di Pianoro era di proprietà di Bonifacio di Canossa, padre della Contessa Matilde; risale a quegli anni la costruzione del castello di Pianoro che, sorgendo sulle rive del fiume Savena e controllando la strada transappenninica che da Bologna portava a Firenze, aveva un’importante funzione strategico-difensiva.

Questa strada, di origini molto antiche, costituiva infatti l’unica carrozzabile tra Bologna e Firenze e tracciava un percorso abbastanza simile a quello dell’attuale Provinciale, la N. 65 “Futa”; essa contribuì notevolmente allo sviluppo economico del fondovalle che però, a differenza di quanto accadde nelle zone collinari, dovette subire numerosi attacchi e soprusi nel corso dei secoli.

Inoltre esistevano alcuni ospizi che sorgevano lungo questa importante via di collegamento, con la funzione di offrire accoglienza e ricovero ai viandanti.

Il castello di Pianoro nel XII secolo apparteneva ai conti Alberti, che si erano succeduti con altre nobili casate (i Panico, i Prato, gli Ubaldini e i Loiani) nel controllo della zona; in seguito venne confiscato dal comune di Bologna e, nel 1377, fu completamente distrutto dai bolognesi che accusarono gli abitanti di Pianoro di cospirare contro la città felsinea.

I Pianoresi ricostruirono così le loro case in un altro luogo, e scelsero quella zona che oggi viene chiamata Pianoro Vecchia.

Il rapporto con la città di Bologna con gli anni migliorò; erano gli anni in cui tra la città principale ed il territorio circostante esistevano due fasce intermedie dette “guardia” (appena fuori dalle mura) e “suburbio” (più esterna, appunto come Pianoro) che godevano di privilegi sconosciuti al contado delle zone circostanti.

Da questi anni in poi, nonostante che ciascuno dei due comuni tendesse a conservare tradizioni e caratteristiche proprie, si formò un profondo legame tra la storia di Pianoro e quella di Bologna

Nel XVIII secolo Pianoro fu salvata dalla distruzione, da parte dell’esercito spagnolo che saccheggiò e devastò molti dei territori italiani, dal tempestivo intervento del Cardinale Lambertini, futuro Papa Benedetto XIV, il quale fermò il comandante spagnolo che voleva radere al suolo l’intero paese per punire alcuni cittadini ribellatisi ai soprusi, prepotenze e torture perpetrati dei suoi soldati.

Nel 1859 sul colle di None, vicino a Pianoro Vecchia, nella storica villa di Cesare Dallolio, luminosa figura del Risorgimento, trovarono rifugio i patrioti del Comitato bolognese della Società Nazionale, cospiranti contro l’invasore austriaco; successivamente uno dei figli di Cesare, Alberto, storico, letterato e grande amico di Giosuè Carducci, sarebbe poi diventato Sindaco di Pianoro (1873–1876), poi Sindaco di Bologna alla fine del secolo e, in seguito, Ministro dell'Istruzione e Senatore del Regno.

Prima che la II Guerra Mondiale ne facesse scempio, Pianoro, che contava poco meno di diecimila abitanti, anche se non propriamente ricco poteva definirsi un paese che disponeva di ciò che era sufficiente per vivere una serena vita di comunità: un cinematografo, le osterie, un rinomato ospedale, un piccolo teatro, la Casa del Popolo poi divenuta Casa del Fascio, ed il “prato della Fiera”, dove si tenevano due importanti sagre.

Anche la struttura dell’antico paese contribuiva, per parte sua, a rendere viva e partecipata la vita della comunità. La serpentina che la strada nazionale disegnava nell’attraversare il paese dava importanza alle numerose botteghe che su di essa si affacciavano, ed anche la locanda della Posta, subito all’ingresso dell’abitato, sembrava messa lì per accogliere al meglio gli avventori di passaggio.

Poi venne il terribile inverno del ’44, con i sei lunghi mesi del fronte a Livergnano e l’evacuazione della popolazione civile dalle zone di guerra: le bombe distrussero Pianoro, case e patrimonio edilizio storico, all’85%.

Case, ponte sulla ferrovia “Direttissima” e stazione ferroviaria, il centro del paese, le antiche chiese di Gorgognano, Monte delle Formiche, Musiano (risalente al 1100), Riosto, Sant’Andrea di Sesto, le numerose ville patrizie lungo la valle del Savena ed il bel castello di Zena, i numerosi oratori sparsi sul territorio: tutto raso al suolo!

A causa delle macerie le stesse truppe alleate, nell’attraversare Pianoro, dovettero rettificare il precedente percorso della Nazionale, tagliando fuori il vecchio centro; la necessità di fare presto indusse gli amministratori di allora a scegliere di ricostruire il paese da un’altra parte, più verso Bologna, lontano dalle piene del fiume.

Ben si comprende, quindi, quanto pesante sia stato l’influsso di simili vicende sulla ricostruzione, anche di quella tesa a ridar vita al senso di appartenenza alla comunità, alle sue radici, alla sua storia ed alle sue tradizioni.

Ci furono accesi contrasti da parte di coloro che volevano che la ricostruzione avvenisse dove prima sorgeva la vecchia Pianoro, invece che nella nuova zona dove stavano già sorgendo le prime baracche, e dopo un ricorso al Ministero e la visita a Pianoro dello stesso Ministro dei Lavori Pubblici il progetto di ricostruzione, redatto dall’Architetto Legnani, venne definitivamente approvato alla fine del 1950, con un compromesso che sancì la costruzione di Pianoro Nuova e la rinascita del vecchio borgo.

Dopo le baracche vennero le prime case, realizzate prevalentemente grazie al Piano Marshall, la cui tipologia di origine anglosassone - prevalentemente unifamiliari, su due soli piani, ciascuna con giardino – è stata nel dopoguerra ripresa anche in altre zone dei comuni contermini e, più recentemente, a partire dagli anni '70, in alcuni importanti interventi urbanistici realizzati sul territorio del Comune di Pianoro.

E risale a quegli stessi anni la decisione di ornare entrambi i lati del viale principale del Capoluogo, a fianco del Municipio verso la Chiesa di Santa Maria Assunta, con pini marittimi, che fanno di Pianoro un caso unico nella provincia di Bologna.

Il nuovo centro di Pianoro sorge tre chilometri oltre quello antico. In quest'ultimo è interessante visitare la Chiesa di S.Giacomo Maggiore.

 Si tratta di un edificio ristrutturato nel '700, unito a un "ospitale" dei pellegrini di cui si ha notizia fin dal XII secolo. A 15 chilometri da Pianoro troviamo il Monte delle Formiche, un monte isolato, da cui si gode una bellissima vista e che deve il suo nome a un curioso fenomeno naturale: intorno all'8 settembre, giorno della festa della Madonna, sciami di formiche volanti raggiungono la vetta fin dentro la chiesa e qui muoiono.

 E' tradizione che gli insetti vengano accolti, benedetti e dispensati ai fedeli: la credenza popolare vuole che curino alcuni malanni. Alle falde del Monte delle Formiche si trova un altro edificio interessante, il Castello di Zena, costruito nei pressi dell'omonimo torrente.

Anche il castello è di origini medioevali, ma l'architettura ha elementi compositi del XIV e XVII secolo. Nel maniero venne tenuto prigioniero nel 1270 il conte Guido Selvatico di Dovadola, caduto nelle mani dei Conti di Loiano e S. Lazzaro e poi liberato dai Bolognesi. Il Santuario di Monte delle Formiche, chiamato anche di S.Maria di Zena, è di origine medioevale, e venne rifatto nel 1297 dopo i gravi danni subiti nella guerra fra Bologna e Ferrara, ma è stato oggetto di diversi rimaneggiamenti anche nel '700, nel '800, e, ancora, nel 1955 per lo scempio patito nella seconda guerra mondiale. 



Articolo tratto dal sito on line del comune.
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